lunedì 20 gennaio 2014

TI PESTO

Questa me l’ha raccontata nientemeno che mio suocero (che sicuramente - e per fortuna - non conosce la mia doppia vita di blogger ignorante). Per me resta un must, anche se in questo caso sono proprio i genovesi a essere vittime dei turisti...

Cena per l’anniversario di matrimonio. Storico ristorante del levante genovese a picco sul mare. Io prendo le trenette al pesto, ma mi accorgo subito che qualcosa non va per il verso giusto. Non sono il tipo che si lamenta e mangio tutto senza avanzare nulla. Però quel pesto non sa proprio di niente... E così quando la padrona del ristorante, che ormai ci conosce da trent’anni, mi chiede se fosse andato tutto bene non resisto e le dico: "In realtà, se devo essere sincero, il pesto non era un gran che. Aveva poco sapore...". Lei mi guarda e allarga le braccia: "Eh, cosa le devo dire: il fatto è che non ci mettiamo più l’aglio e il pecorino. Sa, i turisti, soprattutto i milanesi, si lamentano che l’aglio e il formaggio sono troppo forti. E così adesso lo facciamo senza questi due ingredienti...". Che è come dire: facciamo la bagna càuda senz’aglio perché ha un gusto troppo forte. Ma belin (questo belìn è una mia licenza poetica, ndr) ordina un’altra cosa...

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